Anche in Italia sta prendendo piede la pratica del volontariato d’impresa come partecipazione attiva dei dipendenti nell’ambito di progetti legati ad enti no-profit ed eventi di beneficenza in orario di lavoro.

Pratica più che affermata negli USA, ci è voluto del tempo prima che arrivasse in Inghilterra e in tutta Europa: in Italia è stata inizialmente sperimentata dalle multinazionali presenti, oggi la diffusione alle grandi imprese e poi alle PMI sembra registrare un trend positivo.

Il fenomeno ha diversi risvolti positivi per le imprese e per fotografarli la Fondazione Sodalitas, “costola” no-profit di Assolombarda che si occupa della promozione e dello sviluppo di sostenibilità e responsabilità sociale d’impresa in Italia, in collaborazione con Gfk Italia, leader nel settore delle ricerche di mercato, ha condotto uno studio attraverso la somministrazione alle imprese del campione di questionari a risposta multipla.

I risultati sono stati commentati direttamente da Adriana Spazzoli, presidente della Sodalitas: “Il sostegno a progetti non profit, lo sviluppo di reti sociali che portino valore nel territorio e il consolidamento della reputazione aziendale sono tra le finalità indicate dalle imprese che intraprendono questo tipo di percorso. Ma vanno considerati anche i numerosi benefici che coinvolgono i dipendenti, i quali sentono di fare qualcosa di utile per la comunità e accrescono la propria sintonia valoriale con l’azienda”.

Alla domanda “Quali finalità persegue la vostra azienda con il programma di volontariato d’impresa?” gli intervistati hanno risposto “Sostegno dei progetti no-profit” per il 64%, “Visibilità e reputazione aziendale” per il 49%, “Forza lavoro motivata e coesa” il 47%.

Per quanto riguarda i benefici attesi, invece, è emerso che il 60% degli intervistati reputa come risultato positivo il “Coinvolgimento dei dipendenti”, il 57% la “Reputazione aziendale”, il 49% il “Clima aziendale” (49%).

In relazione, infine, alle formule di volontariato più utilizzate la maggioranza ex aequo al 50% “Messa a disposizione di competenze professionali” e “Volontariato in team con attività pratiche” e per il 31% degli intervistati “Attività di fundraising”.

Il campione preso in esame nel 61% dei casi guarda positivamente al fenomeno e ha già adottato in passato o prevede di attuare politiche di volontariato d’impresa. Diverse le metodologie strategiche che le imprese dichiarano di aver già adottato ma cresce rapidamente la formula dei Community Day: una volta all’anno una giornata di lavoro viene interamente dedicata ad attività sociali rivolte all’ambiente, ai giovani, all’infanzia, ai disabili.

E Paolo Anselmi, vicepresidente di Gfk Italia, ha parlato di “potenziale ancora in buona parte inespresso”, di “una tendenza che andrebbe ancora espansa, nutrita, approfondita con l’obiettivo di aprire, già nel prossimo futuro, nuove prospettive, anche in vista della Riforma del Terzo Settore” che assegna un ruolo di programmazione alle organizzazioni del volontariato e alle loro reti.