In tempi di emergenza e di spaesamento il computer è diventato un’ancora, un punto fisso nelle nostre giornate in stand by. Sospesi Università e corsi di formazione aziendali, molti come me non si sono arresi al virus, attivandosi a produrre formazione attraverso il web.

Bisogna innanzitutto convincerci che questo lo facciamo per noi stessi, perché è un modo di reagire all’inerzia e provare a sentirsi utili: una riflessione che vale tanto per i docenti quanto per i discenti. La formazione, universitaria o aziendale, non va in vacanza, non si spegne: abbiamo sempre predicato che è permanente e accompagna il nostro umano, inesauribile, desiderio di crescita: abbiamo o no rubato con Prometeo il fuoco agli dei? Perciò ritengo che la motivazione a investire su sé stessi sia la precondizione per una efficace formazione da remoto. Esattamente come dovrebbe avvenire in aula.

Secondo punto: le potenzialità dello strumento. L’offerta di piattaforme è ampia. Quelle gratuite e molto diffuse, come la Suite di Google, hanno il pregio dell’immediatezza e della possibilità di assicurare un enorme numero di collegamenti, senza richiedere particolari requisiti tecnici e senza rinunciare né allo streaming né a un accettabile livello di interattività. Altre, invece a pagamento, come ad esempio MoodleCloud che ho anche utilizzato per Form Retail per la formazione di 120 ricercatori del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA), assicurano maggiori possibilità di interazione tra gli utenti e il vantaggio di tenere la registrazione riservata per i soli utenti.

Quest’ultimo aspetto è da non sottovalutare. Ciò che trasmettiamo consente la opzione della registrazione, utile per gli assenti o per consentire un ripasso della lezione. Dimentichiamo però troppo spesso che la registrazione può essere messa dagli utenti liberamente in giro per il web, con il rischio di manipolazioni (sostituendo ad esempio l’audio), magari per futili scopi ludici o goliardici. Può succedere soprattutto con un pubblico di studenti, più difficile se i destinatari sono professionisti o dipendenti di azienda. Non c’è modo di tutelarsi, se non correndo il rischio o rinunciando ad una piattaforma gratuita.

L’aspetto fondamentale resta però quello dell’interattività: una lezione efficace non è una videoconferenza, né una pedissequa illustrazione di slides. Al di là delle potenzialità della piattaforma, qui contano le abilità didattiche del formatore che deve saper “gestire l’aula” come fosse in presenza: chiamare i singoli partecipanti a intervenire in audio o in video, chiedere frequenti riscontri sul blog, effettuare veloci sondaggi di opinione, rispondere alle domande postate in blog o richieste negli interventi audio-video.

Anche per realizzare l’interattività servono alcune precondizioni: innanzitutto è necessario rivolgersi a gruppi di utenza molto limitati. Nella mia esperienza gruppi superiori a 25 compromettono l’efficacia dell’attività, generando confusione o, al contrario, livelli troppo bassi di interazione. Bisogna dividere in più classi i destinatari della lezione, anche se questo comporta l’onere di più edizioni dell’intervento. In secondo luogo, come avvenuto nell’esperienza del CIRA cui mi sono riferito, sarebbe auspicabile riuscire ad adottare una formula “blended” per i percorsi di formazione più articolati, inserendo un incontro in presenza all’inizio e alla fine del percorso. L’incontro in presenza in avvio serve per generare commitment, anche con una testimonianza (praticabile anche in video) del capo azienda (o del Preside di Facoltà nel caso dell’Università); quello finale è essenziale per consolidare l’apprendimento ed elaborare impegni condivisi per un piano d’azione personale dopo la formazione.

In tempi di distanziamento sociale ciò è evidentemente impossibile, ma teniamolo presente per il dopo. Perché un dopo ci sarà e tutto ciò che faremo oggi ci tornerà utilissimo.


 

Francesco Donato Perillo
Dirigente d’azienda, formatore, scrittore, docente di Gestione Risorse Umane Università Suor Orsola Benincasa Napoli.