L’Intelligenza Artificiale e il suo ruolo nel mondo del lavoro sono stati gli argomenti cardine di un paper consegnato a Giugno 2018, in occasione del G7.

L’interazione uomo-macchina e le conseguenze degli esponenziali passi in avanti del settore hanno da sempre creato una certa preoccupazione negli utenti, convinti che tutto questo potrà portare ad un unico, devastante scenario: la perdita di posti e offerta di lavoro.

Nel documento preparato dall’Italia in collaborazione con la Francia si è cercato di analizzare tutti gli aspetti e le implicazioni della questione.

 

“The future of work – skills for the modern economy”: la sintesi

 

La delegazione italiana che ha consegnato alla conferenza il documento, guidata dal Ministero dello sviluppo economico ai lavori, ha sottolineato come Intelligenza Artificiale e automazione siano, ad oggi, variabili note alla società e al settore tech; piuttosto, sono le loro potenzialità ad affinarsi e migliorare nel corso del tempo, potendo contare su performance di rilievo in ambito computazionale, esaminando e catalogando enormi mole di dati in maniera sempre più veloce ed affidabile: è questa la chiave di volta, il punto di partenza sul quale costruire nuove basi per la sostenibilità, l’e-health, l’economia e tantissimi altri aspetti non solo sociali, ma anche amministrativi.

Ad esempio, l’utilizzo dell’AI può aiutare un’azienda, un’impresa, un’industria a produrre di più e meglio, soddisfacendo le richieste del mercato (e dei clienti) e, contemporaneamente, abbassando il costo della manodopera, potendo diminuire, così, i prezzi. Da qui, le implicazioni in positivo anche sul Pil, sulla crescita demografica e sull’intera società.

Una serie di vantaggi che dipendono, però, direttamente dall’utilizzo che si sceglierà di fare di questo tipo di tecnologia: per utilizzare con competenza e lucidità i nuovi strumenti, infatti, sarà necessario avviare piani di formazione per gli “utilizzatori” senza contare che, in mancanza di una corretta informazione e della giusta dose di investimenti, tutto questo potrebbe restare soltanto un panorama utopico scritto sulla carta.

Il rovescio della medaglia resta la questione della delocalizzazione del lavoro: certo è che, se molte mansioni potrebbero andare perse perché “assorbite” dal lavoro delle macchine, molte altre potrebbero venir create proprio in funzione di esse; basti pensare alle funzioni gestionali, al controllo qualità, all’affiancamento nei diversi processi decisionali che, sicuramente, avranno sempre bisogno del contributo umano.

Insomma, utilizzare al meglio le nuove tecnologie significherà andare non solo incontro ai consumatori, ma anche ai lavoratori stessi che verranno inclusi in programmi di retraining per assumere nuove – e forse più stimolanti – mansioni.

Continuare a sostenere la ricerca, quindi, deve significare offrire nuove opportunità a 360 gradi, per “democratizzare” l’AI e renderla davvero fluida e accessibile per tutti, senza esclusioni.