Dopo averne viste tante a base di rugby, cavalli, slitte e barche a vela, sono approdato alla conclusione che in tempi duri come questi innovativa è solo la serietà professionale. Una serietà fatta da un impasto speciale di approccio rigoroso e strutturato ai contenuti e di qualità dei formatori.

La serietà è semplice, essenziale, senza fronzoli: non vende formule né conosce tecniche di marketing. E’ pura competenza: a padroneggiare l’oggetto formativo, a gestire le dinamiche di aula, a esprimersi in modo diretto e disambiguo, a generare apprendimento organizzativo con le persone. E’ virtù.

E allora quale modello la formazione in crisi e nella crisi può offrire ai suoi clienti dannati dalle tensioni dell’emergenza e dai budget decimati?

Piccole e grandi imprese ci pongono puntualmente davanti alla stessa questione: vorremmo qualcosa di pratico, rapido e a basso costo, pillole, non iniezioni di formazione, perché non abbiamo risorse né tempo per implementare grandi programmi, e l’incertezza del futuro ci induce a non investire più di tanto su risorse che già domani o dopodomani rischiamo di mandare a casa.

Vendere corsi di comunicazione da  mezza giornata accompagnata da un programmino in e-learning, proporre attività di coaching telefonico, oppure due ore di attivazione energetica a gruppi di 50 per diventare leader di se stessi? Che ne dite?

No, la richiamata virtù della serietà imporrebbe il rispetto di due regole fondamentali per chi, dalla parte del cliente come dalla parte del fornitore, si preoccupa di formazione:

  1. fornire un prodotto capace di assicurare coerenza con la strategia e bisogni dell’impresa
  2. fornire un risultato misurabile

Un modello non c’è. C’è invece il rigetto della formazione come sterile attività spot, per scegliere la responsabilità: che è offerta, anche gratuita, di assistere e supportare il cliente nella rilevazione effettiva dei suoi bisogni, fornendo consulenza agile e strumenti per definire gli effettivi contenuti  dell’intervento, i risultati attesi, e le metriche per misurarli.

Il punto è questo, non prendiamoci in giro: siamo in crisi e lavoriamo per uscirne?
Allora è il caso che la formazione da vendere e da comprare sia quella in grado di realizzare un cambiamento anche piccolo nei partecipanti, ma un cambiamento; quella capace di accendere in essi il bisogno dell’autosviluppo;  quella che preveda l’esplicito coinvolgimento dei capi e la verifica dei risultati con metriche e follow up svolti a distanza di tempo.
Cos’altro è il ROI della formazione, se non il raccolto atteso dopo la semina?

Possiamo offrire un modello che integri strategia-ritorno economico e metriche, e fornire ai nostri clienti che attraversano la tempesta un ancoraggio sicuro: spingendoli a identificare le core competencies della propria azienda e a investire esclusivamente su di esse; condividendo con essi la strategia formativa e il set di core skills professionali; progettando con essi  un piano di sviluppo su misura delle competenze distintive e dei risultati  attesi per i partecipanti.

La formazione nella crisi  è necessariamente prima, durante e dopo l’aula: una sintesi di consulenza organizzativa e formazione offerta in un unico pacchetto. Serietà professionale.