Nel report “Politiche per l’industria, l’energia e la ricerca” del Parlamento Europeo, un intero capitolo è dedicato alle energie rinnovabili.

Dopo i successi e gli insuccessi susseguitisi a partire dal 1997, quello che emerge è un quadro legislativo più completo, volto a promuovere lo sviluppo e l’impiego di energie green, per dare un vero e proprio nuovo assetto al mercato e superare l’utilizzo dei carburanti fossili (gas e petrolio) con l’obiettivo di ridurre le emissioni a effetto serra e portare avanti la lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici.

In particolare, la direttiva del 2009 ha stabilito che entro il 2020 il 20% del consumo energetico UE e il 10% dei carburanti per i trasporti dovranno provenire da FER (Fonti Energetiche Rinnovabili), con obiettivi nazionali commisurati in base alla situazione di partenza, paese per paese.

Una volta comunicate le tabelle di marcia, i progressi saranno valutati ogni 2 anni attraverso la rilevazione dei dati da parte dei singoli paesi e la trasmissione all’UE.

Quello che attualmente è ancora in fase di discussione è il quadro politico post 2030: l’idea guida è intensificare le attività legate alle FER attraverso incentivi e cooperazioni tra stati per raggiungere una quota soddisfacente di almeno il 32 % entro il 2030, per poi proiettarsi verso il 2050 con percentuali ancora più alte.

Ma c’è di più. Secondo l’UE bisognerà lavorare anche sull’efficienza energetica, in modo che il consumo e la conservazione dell’energia all’interno degli edifici sia più semplice e automatica: in questo modo sarà possibile ottenere tagli ai costi delle bollette per cittadini e aziende, mantenendo sotto controllo le emissioni di CO2.

La decarbonizzazione, insomma, è in atto e promette di creare le condizioni per diversificare l’offerta energetica, portando avanti politiche di sostegno e di responsabilizzazione dei cittadini e delle aziende.