Se consideriamo la comunicazione come un semplice scambio di messaggi tra due interlocutori, finiamo per perdere di vista tutto quello che si cela dietro uno scambio comunicativo e che può interferire sulla sua efficacia.
Come hanno evidenziato le teorie proposte dalla Scuola di Palo Alto la comunicazione non è un semplice è passaggio di informazioni, ma va intesa come un processo definito dal bagaglio emotivo, culturale e sociale di coloro che comunicano e dall’ambiente nel quale la comunicazione si effettua.

Ogni scambio comunicativo, infatti, nasce dall’intersecarsi di numerosi processi che hanno luogo tra i soggetti che si relazionano:  la comunicazione è l’incontro tra due realtà, tra punti di vista che possono essere differenti, ed è inevitabile che possano esserci dei problemi di comprensione in ambito lavorativo.

Le interferenze che minano il processo comunicativo sono comuni, e si traducono spesso nella classica sensazione di non sentirsi capiti.

L’interpretazione come interferenza

Quali sono gli errori più comuni, quelli che passano inosservati, ma che tuttavia possono portare a incomprensioni e disguidi?

Innanzitutto  l’uso dell’ interpretazione: sebbene la capacità di poter comprendere il comportamento altrui, immaginando le loro intenzioni e credenze, sia fondamentale nella vita di tutti i giorni, tale tendenza può portare a definire quanto viene detto alla luce di quelli che crediamo essere i desideri e le motivazioni altrui; si tende così a fare supposizioni o congetture attribuendo agli altri il proprio punto di vista ed interpretando quanto viene detto secondo tale prospettiva.

Di tale stampo sono le interpretazioni causa-effetto in cui uno dei due interlocutori non ascolta realmente il racconto altrui ma tende a completare le frasi che vengono pronunciate, convinto di conoscere l’origine e la causa della cose. In questo caso non vengono poste le domande giuste per una reale comprensione ma piuttosto si avanzano delle ipotesi.

Essere chiari aiuta

La mancanza di chiarezza nelle proprie parole può talvolta basarsi sul fatto che venga dato per scontato che tutto, seppur non definito esplicitamente, sia colto alla perfezione.
Soprattutto nei contesti lavorativi, ad esempio,  è fondamentale appurare che gli altri abbiano compreso cosa si deve fare, chi deve farlo e in che modo.
Analogamente è importante evitare di inviare “istruzioni paradossali”: si tratta di espressioni  i cui contenuti si contraddicono vicendevolmente; in questo modo l’interlocutore è messo nella posizione per cui in qualunque modo agisca, sbaglia!

Quanto scritto fin qui è soltanto una parte infinitesimale della complessità che caratterizza il processo comunicativo che lo rende argomento di studio e di interesse delle più disparate discipline.

Un buon punto di partenza può essere tuttavia quello di considerare una comunicazione efficace come componente della nostra crescita personale e come strumento attraverso cui co-costruire significati e realtà condivise.